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Mostri degli abissi

Nelle profondità marine vivono creature dall’aspetto terribile e inaspettato, ma straordinarie per la loro capacità di adattarsi alle condizioni estreme e inospitali delle acque.

L’ambiente è caratterizzato dall’assenza completa della luce che questi pesci riescono tuttavia a riprodurre grazie all’attività di organi detti fotofori. La bioluminescenza è un espediente fondamentale che trova la sua applicazione in numerosi ambiti: per la comunicazione tra pesci della stessa specie, per sedurre le compagne ai fini della riproduzione, per spaventare il nemico o infine per attrarre in maniera ingannevole le prede. Ecco che alcune specie presentano occhi enormi a telescopio per aver un’ampia visuale dell’ambiente circostante oppure sottili lanternine che spuntano sul capo e meglio illuminano l’acqua. L’aspetto è in questi casi davvero più buffo e curioso che sgradevole.

Chi non può disporre di simili meccanismi, invece, ha rinunciato del tutto alla vista e non è quindi raro incontrare pesci completamente ciechi.

Ma le sorprese non finiscono qui!

Il cibo è un’altra delle sfide che i pesci devono vincere poiché a certe profondità scarseggia. Alcune specie carnivore hanno sviluppato bocche e mascelle enormi o stomaci estensibili che li rendono in grado di deglutire persino prede più grandi di loro. Altri ancora si nutrono di plancton e devono inghiottire grandi quantità di acqua per assorbire il nutrimento necessario.

La riproduzione è un altro aspetto che queste meraviglie degli abissi hanno imparato a controllare, considerato che la vastità e la difficoltà dell’ambiente rendono davvero rari gli incontri tra i sessi. Curioso il caso di alcuni Lophiiformes che hanno adottato un metodo infallibile per assicurarsi una compagna: il maschio, una volta individuata una femmina, vi si attacca con i denti affondandoli nel  ventre e dando vita ad un collegamento perenne con essa. In alcuni casi è più di un esemplare che si congiunge alla femmina avendo rispetto a questa dimensioni molto più piccole.

E se vi soffermate ad ammirare una carrellata di immagini dei pesci abissali,scoprirete che la maggior parte di essi ha sviluppato una struttura corporea stravagante,degna dell’ultimo film di fantascienza. L’alta pressione degli abissi gioca certamente un ruolo fondamentale, ma in numerosi casi è la necessità di  muoversi con agilità o di mimetizzarsi a dettare regola.

La struttura ossea è spesso molto delicata e diverse specie hanno sviluppato prolungamenti filamentosi delle pinne, con funzionalità tattili e di orientamento. Alcuni pesci sono invece piatti e muniti di pinne lunghe e sottili, perfetti per vivere sui fondali senza tuttavia sprofondare nella fanghiglia. Altri esemplari hanno infine un corpo composto quasi completamente di acqua, come nel caso di certe meduse, oppure gelatinoso, come dimostra il polpo detto “dumbo” che si muove aprendo le orecchie a ventaglio e muovendosi a propulsione, quindi pompando ed espellendo acqua.

Tra gli svariati esemplari delle profondità marine, molti vi colpiranno per le sfumature meravigliose e sgargianti che esibiscono con noncuranza. Le trasparenze di alcuni pesci invece certo non tradiscono timidezza ma sono un escamotage per nascondersi dai nemici più pericolosi.

 

Non dovete dunque compiere chissà quale viaggio per incontrare creature bizzarre e sconosciute, basta semplicemente immergersi in quella dimensione straordinaria e da scoprire che è la vita degli abissi.


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