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Pesce d'aprile

Le origini di questa usanza sono incerte e numerose teorie si sono diffuse per spiegare questa festa che si tramanda da lungo tempo in varie parti del mondo.

 

Una delle ipotesi più accreditate si riferisce all’antica celebrazione pagana del Capodanno tra il 25 marzo e il primo aprile per festeggiare la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, simbolo di vita e rinascita. In occasione del solstizio di primavera (21 marzo) si preparavano doni e si offrivano sacrifici agli dei a fini propiziatori; l’usanza si sviluppò nel tempo con festeggiamenti in piena libertà e all’insegna di scherzi e burle. Con l’avvento del Cristianesimo le festività pagane furono riadattate o abolite, tra queste il Capodanno.

Dovremo aspettare tuttavia la riforma di Gregorio XIII del 1582 che segnò l’anticipo della celebrazione del nuovo anno al primo gennaio. Non tutti si abituarono da subito al cambiamento e chi si ostinava a celebrare il vecchio rito veniva ridicolizzato e fatto oggetto di scherzi e burle.

Secondo una delle prime versioni sull’origine del nome conferito alla festività, a seguito della riforma in Francia si diffuse la tradizione di consegnare pacchi regali vuoti in segno di scherzo. A questa usanza venne dato il nome di poisson d’avril, pesce d’aprile appunto. Secondo altre versioni, invece, la denominazione deriva da uno dei primo scherzi realizzati secondo il quale vennero gettate nei fiumi delle aringhe affumicate (quindi morte) per ingannare i pescatori.

 

Un’interessante versione fa risalire la celebrazione della festività all’antico Egitto. La leggenda narra che Antonio e Cleopatra erano impegnati in una gara di pesca quando il generale romano, per vincere con facilità, fece attaccare all’amo una grossa preda. La regina, scoperto l’inganno, diede l’ordine di fare abboccare un grosso pesce finto realizzato in pelle di coccodrillo.

 

In Italia la festività del primo di aprile concepita come giornata di scherzi si diffuse più tardi rispetto a Francia e Inghilterra. Le prime tracce risalgono al XIX secolo. Genova fu la prima città ad essere contagiata dall’usanza, dato che era al tempo un importante porto commerciale e quindi un centro di aggregazione di popoli e costumi. La tradizione si propagò inizialmente presso i ceti medio - alti per poi diffondersi anche tra il resto della popolazione.

 

Ogni Paese ha un modo proprio per definire la celebrazione del primo di aprile.

In Francia e in Italia, pesce d’aprile fa riferimento all’immagine del sole che, alla fine di marzo, lascia il segno dei pesci per entrare in quello dell’ariete.<br>Nei Paesi anglofoni, la ricorrenza è nota come “april fool’s day” – il giorno dello sciocco d’aprile – e prende spunto dalla figura medievale del fool, che intratteneva le corti regie con spettacoli divertenti e burleschi. n Germania si parla di Aprilscherz, ovvero scherzo d’aprile. In Scozia la festività corrisponde al “Taily day”, il giorno delle natiche. La tradizione prevede l’applicazione di un cartello sul fondoschiena del gawk con l’indicazione “kick me”, prendetemi a calci.

 

Tra gli scherzi più eclatanti vi segnaliamo: - Orson Welles, celere regista, aveva in programma uno speciale programma da trasmettersi il primo di aprile del 1938. L’argomento non era certo dei più rassicuranti dato che prevedeva l’annuncio dell’invasione della terra da parte di alieni. A causa di un inconveniente tecnico, la trasmissione venne mandata in onda qualche mese dopo, ma generò lo stesso effetto desiderato: panico tra la popolazione e centralini intasati di giornali e stazioni di polizia. - Meno clamoroso ma altrettanto incredibile fu un servizio mandato in onda dalla BBC nel 1957. Il tema? Un albero del tutto eccezionale che in Svizzera aveva consentito la raccolta di spaghetti dal suo tronco. Il tutto supportato da riprese video che mostravano una famiglia svizzera intenta nella straordinaria estrazione del prodotto. Inutile dire quante telefonate raggiunsero l’emittente. - La Gazzetta d’Italia si rese protagonista di uno scherzo davvero curioso, annunciando che i fiorentini avrebbero potuto assistere alla cremazione di un mahrajà indiano nel parco delle Cascine. Non fu cerro un carro funebre a comparire, bensì un gruppo di ragazzi che sbucarono da un cespuglio urlando “Pesci d’Arno fritti!”.


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