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Il faro tra mito e storia

Il faro è una struttura complessa, generalmente una torre, che ha la funzione di emettere potenti segnali luminosi come sostegno alla navigazione, segnalando l’esistenza di un ostacolo o di un pericolo e diventando un punto di riferimento nelle notti senza luna o di tempesta.
Il faro ha origini antiche, sebbene agli inizi esso fosse costituito da un semplice falò che l’uomo doveva costantemente tenere acceso e rinvigorire durante le lunghe notti per guidare i marinai nei tratti di costa pericolosi. Questi primi fuochi sono stati molto più che uno strumento di navigazione tanto da esser diventati un mito celebrato persino da autori come Virgilio e Ovidio. Con l’evolversi del commercio e delle flotte militari, la navigazione si spinge su nuove rotte, il traffico di imbarcazioni aumenta notevolmente e sorgono numerosi porti. La sicurezza navale diventa così sempre più importante e questo porta allo sviluppo di strutture più complesse, in legno o ferro, atte a contenere il combustibile.
Non ci sono tracce di opere importanti fino al 300 a C., quando sorge una delle sette meraviglie del mondo, il Colosso di Rodi, per opera dello scultore Cario di Lindos. La statua ha avuto vita breve in quanto è andata completamente distrutta a causa di un violento terremoto dopo soli pochi decenni. Diverse testimonianze lasciano immaginare la grandezza dell’opera che si estendeva per 32 metri in altezza ed era stata eretta con una metodologia avveniristica per il tempo. Il colosso rappresentava una figura antropomorfa, il dio sole Elios, con in mano un braciere acceso. Secondo il mito e le svariate rappresentazioni giunte fino ad oggi, le gambe della statua poggiavano divaricate sui due bracci del porto, a protezione dei suoi abitanti e dei naviganti che raggiungevano l’isola. La sua posizione originaria è in realtà ancora oggi un mistero, ma resta valida la sua importanza. Chissà che non abbia ispirato la costruzione della Statua della Libertà di New York che, come pochi sanno, era sorta come “Aid to Navigation” (aiuto alla navigazione), cioè un faro a tutti gli effetti sebbene a luce fissa. Elettrificato pochi anni dopo la sua costruzione, perse ben presto la sua funzione originaria per via della scarsa emissione di luce.
Il faro antico per eccellenza, un’altra delle sette meraviglie del mondo, è il Faro di Alessandria di cui non è rimasta alcuna traccia a causa dell’invasione araba prima e dell’azione dei terremoti in seguito. E’ stato costruito intorno al 280 a.C. da Sostrato di Cnido sull’isolotto di Pharos, oggi promontorio, di fronte ad Alessandria. Il suo posizionamento ha dato origine al nome del tipo di costruzione. Antiche testimonianze narrano della sua grandezza: la torre era alta 120 metri, rivestita di pietra bianca e con un’ampia sezione in cima atta a contenere il fuoco. Un ingegnoso gioco di specchi permetteva alla luce di essere avvistata fino a 30 miglia di distanza.
Dopo queste meraviglie i fari sembrano sparire e si ritorna ad utilizzare i falò fino all’avvento della civiltà romana che riscopre l’importanza dell’orientamento in mare e dà vita alle prime torri in pietra spingendosi fino alle coste francesi e spagnole.
Con la caduta dell’Impero la costruzione di fari si interrompe nuovamente poiché l’esplorazione di terre e mari ignoti si riduce e le invasioni dal nord Europa rendono pericolosa la presenza di segnalazioni marittime come possibile guida utile durante le spedizioni di guerrieri e naviganti.
E’ solo nel XII secolo che l’orientamento in mare torna ad essere importante a sostegno di un commercio sempre più fiorente e del traffico marittimo intenso promosso dalle potenti Repubbliche Marinare. L’edificazione di nuove torri sulle coste e nei porti si infittisce.
Nell’epoca rinascimentale il fascino suscitato dall’architettura si fa sentire anche nella progettazione dei fari il cui aspetto esteriore diventa tanto importante quanto la funzionalità. Questo ha reso necessario successive ricostruzioni di diverse strutture che, più belle che funzionali, sono andate distrutte in seguito alla rovinosa azione di acqua e vento.
Il 1800 è il secolo dei grandi progetti soprattutto in Inghilterra e Irlanda dove i fari vengono sapientemente studiati da intere dinastie e posizionati anche nei posti più ostili come sugli scogli appena affioranti dal mare. Lo stile è molto sobrio e si distingue per la severità e la semplicità delle forme, a favore di una maggiore funzionalità.
A fine secolo la scoperta di un nuovo combustibile più efficiente migliora la resa dei fari e l’illuminazione si spinge fino al mare aperto.
I passi da gigante compiuti dalla tecnologia nel 1900 hanno portato ad una graduale elettrificazione dei fari, con l’impiego di generatori elettrici a motore o dell’energia alternativa, come la eolica o la solare.
L’evoluzione delle lampadine ha portato poi alla produzione di bulbi alogeni di 1000 Watt, usati ormai in quasi tutti i fari.


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