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Coccole: come toccare un gatto



Non tutti i gatti amano farsi coccolare. La predisposizione di un micio alla socievolezza deriva in grandissima parte dal rapporto con la madre. “Se ha avuto una mamma ‘domestica’ spiega il dottor Marino Barni, medico veterinario di Milanosi lascerà avvicinare e accarezzare più facilmente consentendoci di afferrarlo per la collottola e mettendosi addirittura in una posizione che ci agevoli la presa”. Il gesto gli risulta infatti familiare: la mamma solleva in questo modo i suoi cuccioli quando deve spostarli per proteggerli da qualcosa. “La presa sulla collottola – sottolinea il medico – è quella che permette un maggior controllo dell’animale, ma deve essere decisa e forte”.
Ben diverso l’atteggiamento di un micio cresciuto con una mamma ‘selvatica’: “Sarà più timoroso e diffidente – afferma Barni - nel contatto con gli uomini. Il consiglio, però, è sempre quello di prenderlo per la collottola e di avere una gran dose di pazienza e buona volontà, fino a quando non avrà acquistato fiducia in noi e nei nostri gesti”.
In linea di massima, comunque, se un gatto è diffidente e scostante per indole è difficile che si riesca a gestirlo diversamente da come lui intende farsi gestire perché può graffiarci, morderci e allontanarci. Il luogo in cui si tenta l’approccio, inoltre, può essere decisivo: “I gatti sono animali molto territoriali – prosegue – per cui a casa si sentono più protetti e forti: sarà quindi più facile avvicinarli e coccolarli. Cosa che non accade in un ambulatorio veterinario o in ambienti nuovi, dove si sentiranno spaventati e impauriti”.
I gatti più difficili da gestire sono quelli a cui è mancato l’apprendimento materno perché svezzati troppo precocemente. “È il rapporto con la madre, infatti, che fa maturare nell’animale la capacità di controllo del mondo esterno”.
Spesso l’aggressività deriva anche dai comportamenti errati dei padroni: “Mai esagerare con il gioco”, avverte il veterinario. “Farlo correre troppo alla ricerca di un oggetto, ad esempio, può determinare nel gatto una veemenza inaspettata”. Bisogna, insomma, sapere sempre quando fermarsi.
 




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